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19 maggio 2021

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Una più forte partnership tra pubblico e privato per una più efficace implementazione delle normative europee

Di Alberto Laddomada - Già dirigente della Commissione Ue responsabile per la legislazione sulla sanità animale - Già Direttore Generale dell’IZS della Sardegna

Una più forte partnership tra pubblico e privato per una più efficace implementazione delle normative europee

Siamo in un momento critico e cruciale per l’Italia, che è chiamata con il Recovery Plan, risposta europea ai danni sanitari ed economici causati dal Covid-19, a disegnare il proprio futuro. I rischi di ulteriori, future pandemie di origine animale sono ormai evidenti; e questo non fa che risaltare l’importanza della medicina veterinaria preventiva.

In questo contesto, le domande fondamentali che il mondo veterinario si deve porre sono a mio parere le seguenti:  Come i medici veterinari possono meglio contribuire alla protezione della salute umana? Come meglio supportare un settore economico, quello agro-alimentare, sempre più importante per il nostro Paese, assicurando la produzione di alimenti sicuri e di qualità, che possano avere sempre maggiore accesso ai mercati internazionali?  Quali devono essere i rapporti tra i veterinari che si occupano direttamente della salute animale e quelli maggiormente dedicati alla protezione della salute umana, tramite ad esempio i controlli sulla catena alimentare? Quali rapporti devono intercorrere tra i veterinari pubblici e privati?

L’OIE definisce come “Servizi veterinari: le organizzazioni governative e non governative che attuano le misure di sanità e benessere degli animali e gli altri standards e raccomandazioni dell’OIE nel proprio territorio. I Servizi veterinari ricadono sotto il controllo e la direzione della Autorità Veterinaria. Organizzazioni veterinarie private, veterinari, paraveterinari e professionisti della sanità degli animali acquatici sono accreditati o approvati per svolgere le funzioni ad essi assegnati dalla Autorità Veterinaria”. In altre parole, i Servizi veterinari ricomprendo anche i veterinari privati che svolgono comunque una attività di interesse pubblico, e che pertanto, deve essere – nell’interesse pubblico, appunto – anch’essa adeguatamente regolamentata.

Ho esperienza di sanità animale ed i miei commenti si focalizzano su questo campo. La salute degli animali ha due risvolti, entrambi molto importanti: quello sulla salute pubblica e quello sul benessere e sulle produzioni animali. L’Italia è uno dei pochi paesi in cui i servizi veterinari pubblici, centrali e locali, di sanità animale sono parte della “sanità” (con l’unica eccezione della Provincia di Bolzano) . Scelta giusta, giustissima, in linea con il principio “One Health”. Ma che porta spesso come conseguenza una marginalizzazione delle attività del servizio veterinario pubblico nel mare magnum dei servizi sanitari finalizzati alla salvaguardia diretta della salute umana. E quindi con conseguenze negative anche per la stessa salute umana. Ed inoltre il servizio veterinario pubblico nel corso degli anni ha sempre più indirizzato le proprie attività sui controlli ufficiali, quale fosse una sorta di “carabiniere del sistema”; questo ha causato troppo spesso una contrapposizione con gli operatori del settore e con i veterinari privati, invece che una sinergia tra le diverse componenti del sistema, ognuno con le proprie responsabilità. E questa situazione non favorisce il raggiungimento dell’obiettivo complessivo dei servizi veterinari, che è quello della protezione della salute animale, e del suo possibile impatto negativo sulla salute umana.

Un importante opportunità per migliorare il sistema italiano è offerta dai nuovi Regolamenti europei sui controlli ufficiali N. 2017/625 e sulla sanità animale N. 2016/429 (il cui motto è “prevenire è meglio che curare”, che è proprio della medicina veterinaria preventiva). In  particolare, si può e si deve migliorare la ripartizione di competenze tra “pubblico” e “privato”, anche grazie alla chiara identificazione nel Regolamento di sanità animale delle malattie animali di interesse pubblico, siano esse a carattere zoonotico o di sola importanza economica, e alla più precisa definizione dei “controlli ufficiali” rispetto alle “altre attività ufficiali” (definizioni che si ritrovano nel Regolamento sui controlli ufficiali ma che sono spesso riferite ad attività inerenti alla sanità animale, come ad esempio il controllo delle malattie trasmissibili).

Nella situazione italiana vedo – anche per il futuro – i servizi veterinari pubblici afferenti alla sanità come “leader” dei servizi veterinari così come definiti dall’OIE, direttamente responsabili non solo dei “controlli ufficiali” ma anche delle “altre attività ufficiali”, in linea con il principio “One Health”. Ma, per quel che riguarda le “altre attività ufficiali” (nonché per le attività di formazione degli allevatori e dei detentori di animali, la cui importanza è sottolineata dal Regolamento sulla sanità animale), ad i veterinari pubblici si devono affiancare i veterinari aziendali (adeguatamente accreditati, per evitare conflitti di competenza), responsabili della salute degli animali da reddito, il cui ruolo ed organizzazione devono essere meglio definiti all’interno di un più adeguato e rinnovato quadro normativo. Tutto questo in linea con una maggiore attribuzione delle responsabilità relative alla salute degli animali agli stessi produttori/proprietari/detentori degli animali, così come previsto dal Regolamento sulla sanità animale. Ma anche nella consapevolezza che una maggiore sinergia tra i veterinari privati “aziendali” e i veterinari pubblici “controllori” potrà assicurare una migliore protezione anche della salute umana, ad esempio contro i rischi dovuti alle malattie emergenti (Covid docet), agli agenti di malattia resistenti agli antimicrobici e più in generale ad ogni rischio sanitario correlato agli animali e alle loro produzioni.

Una più chiara definizione di ruoli e responsabilità dovrebbe porre fine all’eterna diatriba sanità-agricoltura, che porta troppi allevatori e produttori a considerare gli attuali servizi veterinari pubblici come un qualcosa di contrario ai propri interessi. Infine, in linea con gli stessi principi sopra esposti, anche i veterinari privati dedicati agli animali da compagnia, agli animali sportivi, a quelli esotici etc., devono avere un loro ruolo meglio definito, tenendo conto dell’interesse pubblico sopra menzionato e di cui essi devono essere maggiormente consapevoli e responsabili.

Insomma, bisogna assicurare che i nostri animali (da reddito e non) abbiano una assistenza veterinaria adeguata, a 360 gradi ed in linea con principi etici sempre più sentiti dalla nostra società. E che questa assistenza sia finalizzata anche all’interesse sanitario pubblico. Con queste finalità organizzazioni come il SIVEMP devono promuovere il dibattito per stabilire una nuova partnership tra i diversi soggetti (pubblici e privati, istituzionali e non) interessati alla salute animale e ai suoi riflessi sulla salute umana, in un’ottica di medicina veterinaria preventiva; una nuova partnership in linea con gli obiettivi sanitari ed economici che il nostro paese intende raggiungere con il Recovery Plan.

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