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Professioni sanitarie: perché escludere la veterinaria è un errore
Categoria: Istituzioni
C’è una parola che oggi rischia di diventare vuota se non sostenuta da scelte coerenti: One Health. La utilizziamo da anni per descrivere l’interconnessione tra salute umana, salute animale e ambiente. La richiamiamo nei convegni, nei documenti europei, nei piani pandemici, nelle strategie contro l’antimicrobico-resistenza e nelle politiche per la sicurezza alimentare. Ma il valore di un principio si misura nel momento in cui deve tradursi in norme concrete. Per questo la contrarietà espressa da FNOVI, ANMVI e SIVeMP al mancato accoglimento dell’emendamento al DDL sulle professioni sanitarie non rappresenta una rivendicazione corporativa. È, piuttosto, la richiesta di una coerenza istituzionale minima.
Il Disegno di Legge delega sulle professioni sanitarie continua infatti a non considerare adeguatamente la professione medico veterinaria, nonostante il ruolo che essa svolge quotidianamente nella prevenzione, nella sanità pubblica, nella sicurezza alimentare e nella gestione dei rischi sanitari emergenti. In XII Commissione alla Camera è stato respinto l’emendamento che avrebbe reintegrato esplicitamente la veterinaria nel testo, con parere contrario della relatrice e del Sottosegretario alla Salute.
Eppure si trattava di una proposta priva di impatto economico, che introduceva semplicemente un criterio di delega utile a garantire che i futuri decreti attuativi fossero coerenti con la specificità della professione veterinaria.