Rassegna Stampa

01 settembre 2026

Revisori di articoli scientifici, tanti oneri per pochi onori!

Fonte:

Traendo ispirazione da un interessante lavoro su “Dinamiche editoriali e del processo di revisione di articoli pubblicati sulle massime Riviste scientifiche“, recentemente apparso su Science Advances (Zhang et al., 2026), mi sono posto una domanda, tanto semplice quanto banale all’apparenza:

E’ piu’ conveniente e vantaggioso per un ricercatore, in termini di progressione di carriera, operare in veste di “autore” o di “revisore” di lavori scientifici?

Sebbene la risposta al quesito anzidetto possa apparire ovvia, dubbi non sembrano sussistere, tuttavia, in merito all’assunto di partenza secondo cui la “qualità finale” di qualsivoglia articolo scientifico costituisca si’, in primis, il prodotto delle capacità, del valore e delle attività di ricerca svolte dai rispettivi autori, ma anche, in secundis, dell’analisi e della valutazione critica dei dati e della metodologia d’indagine utilizzata ad opera dei revisori selezionati “ad hoc” dall’editore della rivista.

Questo passaggio, di rilevanza fondamentale, viene pressoche’ totalmente ignorato nella stragrande maggioranza dei casi, tant’e’ che almeno in Italia – ma, temo, pure in molti altri Paesi – le commissioni concorsuali tendono a valutare il profilo di questo o di quel candidato ad una posizione di professore universitario o di ricercatore pressoché esclusivamente sulla base dei lavori scientifici pubblicati, trascurando in larghissima misura il ruolo di revisore eventualmente svolto dallo stesso, sia che sia stato esplicato su decine o addirittura centinaia di manoscritti, sia che risulti del tutto deficitario se non addirittura inesistente!

Ciò rappresenta, a mio modesto avviso, uno dei principali se non il principale elemento che giustifica il rifiuto di accettare incarichi di revisione di lavori scientifici, cui ci e’ dato di assistere con una frequenza sempre più crescente e preoccupante al contempo.

Detto in altro modo ed in termini ben piu’ crudi, e’ decisamente più conveniente, per un ricercatore, investire il proprio tempo a scrivere piuttosto che ad analizzare e valutare criticamente i lavori prodotti da altri studiosi!

Ad ulteriore conferma di tutto cio’ risulta doveroso e opportuno citare la manifesta asimmetria esistente, da un lato, fra le ingenti somme (fino a 7.500 Euro e più!) corrisposte dagli autori per vedere pubblicati i propri lavori su molte riviste scientifiche e la mancata elargizione, dall’altro lato, di compensi monetari ai revisori dei succitati contributi.

In considerazione di quanto sopra esposto, se vogliamo assicurare lunga vita al fondamentale quanto imprescindibile processo di “revisione paritaria” dei lavori scientifici, appare assolutamente necessario gratificare e riconoscere  ufficialmente, nonché valutare e “quantificare” in maniera adeguata la benemerita opera svolta dai revisori, pena una gravissima, insostenibile menomazione arredata alla Scienza ed alla Comunità Scientifica globale.

Errare humanum est perseverare autem diabolicum!

 

Bibliografia consultata

Zhang S, LaBerge N, McElhiney Q, Larremore DB, Clauset A. (2026).

Editorial and peer review dynamics at elite general science journals. Science Advances 12(29):eaec0494.

 

Giovanni Di Guardo, DVM, Dipl. ECVP, Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo