Rassegna Stampa

01 luglio 2026

Caccia, ritorno al passato. Osservazioni a caldo sul d.d.l. 779/2026

Fonte: Accademia dei Georgofili

Osservazioni a caldo sul d.d.l. 779/2026 “Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n.157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”

La lettura del ddl. 779/2026, condotta secondo il metodo che mi è proprio, scevro da ideologie preconcette e centrato su una rigorosa esegesi tecnico-giuridica delle norme, mi ha indotto a formulare una serie di considerazioni che qui di seguito esterno.
L’impressione immediata e generale che il ddl. caccia suscita è la constatazione di uno stupefacente perché inaspettato ritorno al passato, che inaugura una pericolosa china verso la negazione dei traguardi raggiunti a livello internazionale, unionale europeo e nazionale verso la protezione della natura.
A livello internazionale è talmente pressante l’esigenza di protezione della natura, indotta dai dati scientifici che evidenziano il consolidamento di un trend di perdita esponenziale di biodiversità animale oltre che vegetale, e le conseguenze negative che la stessa induce sui cambiamenti climatici e sulla salute umana, da indurre la conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica a varare nel 2022 con il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (GBF) politiche di “ripristino” della natura; da spingere l’Unione Europea ad abbandonare le forme di moral suasion delle strategie e lo strumento della direttiva, per adottare quello più incisivo del Regolamento, perché applicabile direttamente sul territorio degli Stati membri senza l’intermediazione della legge statale: in questa veste si presenta la Nature Restoration Law che impone agli Stati obblighi cogenti di ripristino degli ecosistemi, da adempiere entro step temporali prefissati, sotto il rigido controllo della Commissione Europea.