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19 maggio 2021

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Domande semplici per risposte complesse

Di Giuseppe La Rosa, dirigente veterinario Basilicata

Domande semplici per risposte complesse

Sono un collega iscritto al SIVeMP e un dipendente ASL da più di 20 anni, opero nella Sanità Animale della ASP Basilicata (Provincia di PZ).

Colgo l’occasione fornitaci dall’editoriale del Segretario Nazionale “La pandemia, il Recovery Plan, le prospettive per la medicina veterinaria preventiva -Un dibattito necessario” in cui invita gli iscritti ad avanzare idee e proposte per segnalare all’attenzione del Sindacato alcune piccole valutazioni personali che spero possano risultare utili.

Vorrei innanzitutto fare una considerazione di carattere generale, e mi scuso se mi appresto ad elencare una serie di assolute banalità dal punto di vista scientifico, ma sono rimasto assolutamente stupefatto, all’inizio della pandemia, di constatare che la capacità di valutazione intuitiva della nostra categoria rispetto ad una malattia nuova era enormemente superiore a quella generale.

Un brutto giorno un virus abituato a passare da un pipistrello all’altro sotto il soffitto di una grotta muta nel recettore che gli consente l’ingresso nelle cellule e dà il via ad una nuova malattia respiratoria umana. Era quantomeno probabile che tale virus, per passare da un pipistrello all’altro avesse la capacità di accumularsi nell’aria (già verso aprile 2020 tale capacità era stata addirittura misurata). Ebbene, vengono vietati i voli diretti e non quelli indiretti, aumentando di fatto il numero degli aerei contaminati e rendendo la tracciabilità dei passeggeri molto più difficile (da sempre, in corso di epizoozie, quando non si blocca del tutto la movimentazione animale si limitano i trasporti indiretti privilegiando quelli diretti). Per tutta l’estate 2020 la comunicazione sull’importanza di areare gli ambienti, in particolare negli ambienti come bar e ristoranti dove si sta a lungo senza mascherina sarà quantomeno insufficiente. A ognuno di noi sarà capitato di essere costretto ad intervenire personalmente in casi del genere (ad esempio per far aprire le finestre), pur senza averne legalmente titolo professionale, spinti da un’evidenza etica che ci impediva di tacere di fronte a queste situazioni.

La cosa è avvenuta nonostante tutta la politica e lo stesso Ministro della Sanità fossero fortemente impegnati con tutte le loro forze contro la pandemia.

Qualcosa evidentemente non ha funzionato!

E’ forse possibile che un sistema con ai vertici degli apparati dello stato una percentuale elevatissima di laureati in legge, perfettamente funzionante quando si tratta di pesare curriculum ricchi di capacità e di pregresse attività gestionali, non si sia dimostrato in grado di individuare con altrettanta efficacia ed efficienza l’intuito professionale puro e semplice? E questo sino ad arrivare al punto che alti funzionari dei Ministeri, della Prefettura, importanti e bravi politici che avevano ampiamente dimostrato in passato la loro capacità di ottimi amministratori erano improvvisamente diventati incapaci di sapere a chi chiedere “possiamo fare una riunione al chiuso?”, “possiamo andare a prendere un aperitivo a Milano?”, “E’ solo un raffreddore”?…(…ma cosa fu il raffreddore per i nativi americani al momento della scoperta dell’America?, e il decorso di tante malattie respiratorie virali negli allevamenti non è certamente uguale se sono colpiti animali in capannoni intensivi o animali in allevamenti estensivi all’aperto!).

Lungi da me l’idea di pensare di poter proporre ricette risolutive per un problema così complesso, (quale quello del rapporto tra i referenti sulle tematiche della prevenzione ed i decisori), ma credo che la nostra categoria, dove la consapevolezza di “chi sa fare cosa”, non è ancora andata totalmente perduta, possa essere utilizzata come esempio per gli altri.

Forse sarebbe opportuno aumentare il numero di soggetti (e questo anche nella nostra categoria), che dopo essere stati un ventennio in posizioni di prima linea vengano movimentati, con comandi, distacchi, ecc. verso posizioni più burocratiche lasciando le prime linee ai giovani (dove la capacità intuitiva sulle malattie, che il compianto Prof. Adriano Mantovani chiamava visione orizzontale) si forma e si rafforza.

In questo senso la proposta del Dirigente Senior secondo me andrebbe ripresa.

Vorrei poi entrare nel merito di 2 questioni sindacali più specifiche della nostra categoria.

La prima riguarda l’O.M 28-05-2015 sul risanamento nei territori non U.I. da Brucellosi e TBC, in due punti in cui secondo me potrebbe essere migliorata da un punto di vista Sindacale prima che a fine giugno venga prorogata ed eventualmente modificata.

Il primo punto è quello della durata dell’Ordinanza, che è sempre di un anno, per di più non coincidente con quello solare e di pianificazione del lavoro (dura da fine giugno a fine giugno), questo impedisce che ne venga appieno valutato l’impatto sui carichi di lavoro in quanto è facile immaginare che sia facile per i DG delle Aziende Sanitarie sottolineare la “provvisorietà” dell’aumento dei carichi di lavoro conseguente a tale Ordinanza con chi implora quantomeno di sostituire i dirigenti andati in pensione (strana provvisorietà, che dura ormai da quasi 6 anni).

Il secondo punto è che nella citata Ordinanza non viene richiesto esplicitamente che i controlli per il mantenimento della qualifica nella brucellosi ovicaprina vengano eseguiti in prima battuta sul 100% dei capi controllabili, ma viene lasciata aperta la possibilità ai controlli al 25% dei capi per il mantenimento della qualifica di U.I.  cui al D.M. 2 luglio 1992, n. 453 art. 9 lettera B.

Questo passaggio non è come potrebbe sembrare a prima vista una situazione favorevole ad una maggiore autonomia professionale nelle decisioni ma è stato in questi anni fonte di stress e tensioni di ogni genere, in quanto anche per un solo capo dubbio nei grossi allevamenti testati in prima battuta al 25% (positivo alla SAR e negativo alla FdC) si deve poi ritornare di corsa, ripetere il prelievo sul 100% dei capi dell’allevamento (come previsto dall’allegato dell’OM 28-05 all’allegato 1 lettera b in questi casi), ed essere costretti a dover eseguire in tempi strettissimi un’enorme mole di adempimenti.

La stessa cosa ovviamente non accade negli allevamenti che per altri motivi fossero già stati controllati al 100% al momento del primo prelievo, e dove la situazione epidemiologica è quindi già molto più chiara, e questo determina nell’utenza la sensazione (falsa ma forte) di trattamenti difformi con conseguenti tensioni varie.

Nel frattempo il regolamento 429/2016 è diventato applicabile, sarebbe pertanto opportuno che Il Sindacato chiedesse al Ministero che qualora l’OM 28-05-2015 dovesse essere come ogni anno prorogata, la sua durata sia almeno di 18, meglio di 24, meglio ancora di 36 mesi, e che venga modificata prevedendo già in prima battuta il controllo del 100% dei capi in tutti gli allevamenti ovicaprini (con contestuale riallineamento anagrafico nel corso dell’ ”altra attività ufficiale”).

L’impatto attuale di questa Ordinanza sul nostro benessere organizzativo è veramente molto forte, tale da giustificare una richiesta ufficiale in tal senso del Sindacato al Ministero.

La seconda questione riguarda invece il rimborso auto per i dirigenti pendolari che viene calcolato a partire dalla sede di servizio e non dal domicilio del dirigente, costringendo di fatto il dirigente a spostare a proprie spese la propria auto dal proprio domicilio alla sede di servizio.

Questo avviene a mio avviso in maniera non del tutto legittima in quanto ad ogni nuovo incarico (che era sino al contratto precedente all’attuale per gli incarichi non apicali di durata triennale), il dirigente può essere spostato di sede di servizio e quindi un trasferimento della famiglia verso la sede di servizio non è sempre facile da proporre anche perché la sede di servizio stessa potrebbe essere provvisoria, nell’auto inoltre sono trasportati materiali della ASL, e spesso rifiuti speciali dopo gli interventi, campioni biologici ecc., e quindi l’auto dovrebbe essere considerata a tutti gli effetti luogo o mezzo di lavoro ai sensi delle norme sulla sicurezza sul luogo di lavoro.

Come è possibile che venga chiesto al dirigente di spostare a sue spese il mezzo di lavoro che serve all’Azienda dal proprio domicilio alla sede di servizio?

Anche l’auto aziendale, qualora ci fosse, data la flessibilità oraria prevista dal contratto dei dirigenti non risolverebbe il problema a meno di consentire al dirigente di usarla anche fuori servizio e di portarsela a casa per essere sempre pronto a intervenire.

Sempre per la flessibilità oraria è improponibile pensare di viaggiare con mezzi pubblici.

Considerato che, (giustamente) per gli specialisti ambulatoriali lo spostamento del mezzo  viene remunerato  anche a partire dal domicilio dello specialista sino al primo sito operativo o viene riconosciuto il cosiddetto “accesso” (per il tratto dal proprio domicilio alla sede di servizio), e, considerato inoltre che per molte categorie (guardie mediche per esempio), sono previsti rimborsi forfettizzati, sarebbe opportuno a mio avviso che il Sindacato sponsorizzasse cause di lavoro retroattive di interesse nazionale per il passato, magari collettive, su questo punto; e cambi di normativa nel nuovo contratto per il futuro.

Nella speranza che al più presto ricomincino gli eventi in presenza ed in particolare Vetmare, evento a cui sono particolarmente affezionato, anche per discutere di persona coi colleghi delle tante tematiche che vengono avanti, porgo a tutti i miei più affezionati e cordiali saluti.

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