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Impauriti, minacciati e aggrediti. La solitudine dei veterinari della sanità pubblica: 108 casi denunciati
Categoria: Intimidazioni
C’è un piccolo mondo “violento” contro chi si occupa di sanità pubblica che è perlopiù sconosciuto ai cittadini e probabilmente ignorato dalle istituzioni. Sono i medici veterinari che ogni giorno per le Asl di competenza infilano gli stivali e controllano, ispezionano e magari sanzionano allevamenti, macelli oppure si occupano di animali maltrattati.
Ebbene quello che la cronaca ormai ci abituato a conoscere con le aggressioni a medici e infermieri di ospedali e ambulatori si riflette in egual o forse maggior misura sui camici bianchi specializzati negli animali. Perché questa categoria spesso impegnata in luoghi lontani dalle città “soffre” di una sorta di solitudine.
“Un isolamento fisico e mediatico” racconta un veterinario lombardo a cui fu teso un agguato fuori da un macello di bovini: gli fu rotto il naso (30 giorni di prognosi) e decise di iscriversi a lezioni di Kung fu. Possiamo scrivere solo questo senza aggiungere altro, né la provincia né il periodo, perché questi professionisti sono continuamente minacciati e hanno paura di esporsi. Come è capitato a una veterinaria che lavora in centro Italia per cui è stata predisposta una radio sorveglianza dopo essere stata aggredita verbalmente “Cagna in calore l’epiteto meno volgare”, stalkerizzata, seguita e spiata.
Il FattoQuotidiano ha deciso di occuparsi del fenomeno dopo il caso di un veterinario inseguito con un coltello e poi quasi strozzato in un macello in provincia di Lecco. È stato cercando di capirne di più che è emersa la cortina di paura che avvolge questi medici.