Rassegna Stampa

19 gennaio 2023

Valutare la qualità delle proteine “dimezza” l’impatto ambientale di carne e latte

Fonte: Ruminantia

Tenendo in considerazione non solo l’apporto di proteine ma anche la loro qualità, l’impatto ambientale della carne bovina e del latte è quasi dimezzato.
Le azioni per mitigare gli impatti ambientali causati dalle attività umane, compresi i cambiamenti climatici, l’esaurimento delle acque dolci e l’esaurimento dei combustibili fossili, dovrebbero essere sostenute da una stima solida e quantitativa dei vari fattori che vi contribuiscono. Un metodo comunemente utilizzato per valutare questi impatti è la valutazione del ciclo di vita (LCA), che in numerosi recenti studi ha evidenziato che gli alimenti di origine animale dovrebbero essere limitati, o addirittura evitati, nella dieta umana a causa del loro effetto sull’ambiente relativamente elevato (in particolare quelli provenienti dai ruminanti) rispetto ad altri alimenti ricchi di proteine (principalmente di origine vegetale).

Prima di formulare tali raccomandazioni alla popolazione globale sarebbe necessario, però, tenere conto dell’aspetto nutrizionale degli alimenti, analizzando questioni come l’ampia biodisponibilità dei nutrienti, l’equilibrio degli aminoacidi, la digeribilità e persino la densità dei nutrienti non proteici (ad esempio, i micronutrienti). Pertanto dall’inizio del ventunesimo secolo in poi, l’LCA si è evoluto in uno strumento più complesso ed i ricercatori hanno iniziato a incorporare la scienza nutrizionale nella valutazione dell’impatto ambientale dei prodotti agroalimentari, dando origine ad una analisi nota come LCA nutrizionale (nLCA).