Rassegna Stampa

23 febbraio 2020

Un’acquacoltura sostenibile grazie ai pesci “vegetariani”. Uno studio USA apre la strada alla ricerca di nuove specie commerciali

Fonte: ilfattoalimentare.it

Secondo la FAO, oggi nel mondo si allevano circa 550 specie di pesce, anche se quelle largamente dominanti sono 25, di cui quattro star assolute: tonni, salmoni, spigole e merluzzi. Questa scarsa varietà, contribuisce a minacciare la biodiversità e a creare squilibri di vario tipo, presenta un altro problema: nella maggior parte dei casi i pesci allevati sono carnivori. Ciò trasforma l’acquacoltura in una sorta di “allevamento industriale” dove il mangime è costituito da proteine di pesci considerati di poco valore, allevati per nutrire quelli più pregiati –con tutte le conseguenze per l’ambiente che ne conseguono.

Qualcosa però inizia a muoversi sul fronte della ricerca. Alcuni biologi e nutrizionisti stanno cominciando ad analizzare possibili specie alternative, rigorosamente erbivore. Tra queste, che sarebbero solo il 5% del totale, c’è il Cebidichthys violaceus, noto come anguilla scimmia (dal nome comune inglese della specie). Questo pesce sembra avere caratteristiche adatte all’alimentazione umana e anche all’allevamento, secondo quanto descritto in un articolo pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B dai ricercatori dell’Università della California di Irvine.