Rassegna Stampa

29 aprile 2023

Una mentalità data-driven per rispondere alle pandemie

Fonte: scienzainrete.it

Il progetto pilota del portale open source di sorveglianza epidemiologica cerca di rispondere alla sfida del rilascio e mantenimento dei dati open, sviluppando una rete sempre più numerosa di esperti. L’obiettivo è condividere e valorizzare i dati in un’ottica One Health, basandosi sulla collaborazione intersettoriale per supportare il rilevamento, il monitoraggio e la valutazione del rischio per le malattie infettive emergenti e riemergenti in Europa.

Quando la popolazione mondiale era piccola e scarsamente distribuita, le malattie infettive erano letali ma locali. La globalizzazione e i continui spostamenti delle persone hanno trasformato virus e batteri in assassini di massa. In meno di vent’anni, si sono verificate tre gravi epidemie che hanno interessato la popolazione umana: la SARS nel 2003, l’influenza aviaria H1N1 nel 2009 e la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) nel 2012. E ancora, Ebola, Zika, HIV/AIDS, West-Nile fino ad arrivare alla sindrome respiratoria acuta grave Coronavirus-2 (SARS-CoV-2). La migliore difesa contro un nuovo agente patogeno mortale è la soppressione aggressiva dei primi focolai, che richiede una loro rapida individuazione. La pandemia causata dal SARS-CoV-2 ha riportato all’attualità l’importanza dell’apertura, della condivisione e dell’utilizzo dei cosiddetti real-world data per generare prove scientifiche che possano consentire ai decisori politici di agire in modo informato e considerare in modo adeguato, nel breve e medio periodo, i compromessi fra le conseguenze sanitarie e gli effetti sociali ed economici delle misure adottate.

Diverse tipologie di dati sono fondamentali per la gestione di un focolaio epidemico: (i) i dati genomici dei patogeni servono per identificare l’agente causale di un’infezione, tracciare le mutazioni e studiare le reti di trasmissione e diffusione geografica di una malattia; (ii) i dati clinici sono utili per comprendere la gravità della malattia, sviluppare la definizione dei casi clinici, valutare e monitorare gli esiti degli interventi farmaceutici; (iv) i dati sierologici sono importanti per caratterizzare l’immunità di un individuo e le sue risposte anticorpali; (v) i dati epidemiologici, che vanno dal conteggio aggregato dei casi a informazioni dettagliate sul tracciamento dei contatti, sono fondamentali per caratterizzare parametri di base come il numero di riproduzione (R0), cioè il numero medio di persone che sono contagiate da ciascuna persona infetta, e le distribuzioni temporali chiave (dall’insorgenza dei sintomi all’ospedalizzazione).

Negli ultimi anni, l’uso dei dati aperti, comunemente chiamati con il termine inglese Open Data, è stato fondamentale per: (i) condurre un’analisi della situazione in tempo reale, rintracciare i contatti e fare diagnosi precoci e tempestive per un contenimento efficace del contagio; (ii) facilitare il coordinamento e la collaborazione tra i governi nazionali e locali; (iii) garantire la fiducia del pubblico nei confronti dei decisori politici attraverso una maggiore trasparenza; (iv) contrastare la disinformazione; (v) identificare e affrontare le vulnerabilità e le esigenze particolari di determinate fasce della popolazione raccogliendo dati disaggregati; e (vi) sostenere una gestione efficace delle forniture e delle richieste di attrezzature mediche.