Rassegna Stampa

23 luglio 2020

Spillover virale: predire, pronosticare, prevenire

Fonte: scienzainrete.it

Due articoli, pubblicati l’uno su Science e l’altro su Biosafety and Health, richiamano l’attenzione sulla pericolosità “chiara e attuale” del passaggio di virus dagli animali selvatici all’essere umano. I problemi legati al commercio legati alla fauna selvatica e alla globalizzazione sono noti; servono, ora, un repertorio globale per la catalogazione dei virus, una miglior sorveglianza dell’emergere delle infezioni, la centralizzazione dei dati ottenuti, la preparazione di operatori per il controllo dei mercati e degli animali in genere – e, non da ultimo, lavorare alla sorgente, ossia sui mercati stessi.

I coronavirus di origine animale hanno causato, negli ultimi anni, tre malattie epidemiche umane importanti: la SARS, la MERS e l’attuale Covid-19. E non sono solo i coronavirus a essere zoonotici: lo è l’89% dei 180 virus a RNA finora riconosciuti come patogeni per l’uomo, il 70% dei quali proviene da animali selvatici. Watsa Mrinalini, naturalista in forza allo zoo di san Diego, California, in collaborazione con membri del Wildlife Disease Surveillance Focus Group, ha scritto per Science un articolo, il cui titolo “Rigorous wildlife disease surveillance” suona come un appello a scienziati e governi: l’autrice cita uno studio sui pipistrelli di una singola caverna, attuato in Cina tra il 2011 e il 2015 e, a tratti, co-finanziato dagli Stati Uniti, che ha fatto scoprire 11 nuovi coronavirus e la presenza di anticorpi (segnale di avvenuto spillover) in abitanti delle zone rurali limitrofe. I dati sono stati regolarmente pubblicati, ma non hanno avuto la risposta che meritavano in termini di precauzioni o di misure politiche.