Rassegna Stampa
04 febbraio 2020
Salute, economia e ambiente, perché l’attenzione alla fauna selvatica deve restare alta
Fonte: aboutpharma.com
I timori per la Peste suina africana e i rischi per la filiera zootecnica, i caprioli in sovrannumero, il difficile rapporto tra volatili e igiene urbana e la minaccia dei virus veicolati dalle zanzare. La lista delle preoccupazioni è lunga e occorre rafforzare la prevenzione. Dal numero 4 del magazine Animal Health
I cinghiali sono troppi e si avvicinano sempre più ad agglomerati urbani o rurali. Se si ammalano di Peste suina africana, per citarne una, possono trasmetterla ai maiali destinati alla produzione alimentare e, se questo accade, vanno abbattuti gli allevamenti contagiati. Se i caprioli non hanno più nemici naturali, come il lupo, si moltiplicano a dismisura, si riversano nelle strade causando incidenti, devastano i boschi giovani perché ghiotti di germogli e gli alberi non crescono più. Se le città sono invase dal guano dei piccioni o da gabbiani che rovistano tra rifiuti, aumenta il rischio di diffondere microrganismi dannosi per l’uomo e altri animali. In tutti e tre questi esempi c’è traccia della sfida One Health, l’approccio che considera interdipendenti la salute dell’uomo, dell’animale e dell’ambiente. E c’è anche un monito: la sorveglianza della fauna selvatica dev’essere una priorità e deve restare alta l’attenzione sul fronte degli animali che sempre più si avvicinano alle nostre città o condividono pascoli e foraggi con i loro “simili” impiegati in zootecnia. Il tema è di ampio spettro. I fatti di cronaca spesso orientano l’interesse dell’opinione pubblica: i casi di trichinellosi registrati fra i cinghiali in Val di Susa, l’avanzata della Peste suina africana in Europa oppure le malattie trasmesse dalle zanzare, come la febbre da West Nile in Toscana o da virus Chikungunya in Emilia Romagna. Procediamo con ordine.