Rassegna Stampa

30 dicembre 2021

Prima di parlare di lobby della carne in provetta, facciamo due conti

Fonte: Agi

La ricerca di fonti alternative e sostenibili di proteine nobili commestibili è un’esigenza planetaria che da ormai troppi anni interroga le coscienze di chi governa i Paesi di un mondo sempre più globalizzato, interconnesso, dedito ai consumi e affamato

Esiste una nuova lobby, quella del cibo in provetta! A ipotizzarlo non sono io ma Gilles Luneau, giornalista e scrittore francese, editore di GLOBAL Magazine e autore del recente libro “Carne artificiale? No, grazie”. Sebbene non abbia ancora letto il libro dal titolo così accattivante, non vi nascondo che sono rimasto molto colpito da alcune dichiarazioni riportate nell’articolo ben scritto da Valentina Di Paola. Leggendo l’articolo emerge il messaggio che chi sostiene lo sviluppo di carne artificiale (non prodotta dalle carcasse di animali) espone il mondo ad un pericolo solo per arricchirsi.

Premesso che gli alimenti sono sul mercato e chi produce carne in modo tradizionale non lo fa gratis, come dimostrano i guadagni delle 10 maggiori aziende del settore della carne che hanno la loro sede centrale in Brasile, USA, Cina, Giappone e Unione Europea (), non capisco come mai ogni volta che qualcuno cerca di cambiare un paradigma per affrontare un problema di grande impatto sociale debba necessariamente farlo per arricchire gli interessi di una lobby o loggia. Mi spiego meglio.

La ricerca di fonti alternative e sostenibili di proteine nobili commestibili è un’esigenza planetaria che da ormai troppi anni interroga le coscienze di chi governa i Paesi di un mondo sempre più globalizzato, interconnesso, dedito ai consumi e affamato. Senza dimenticare che la maggior parte dei 7,7 miliardi di consumatori del pianeta (che diventeranno 9 miliardi nel 2050) è sempre più consapevole del rapporto tra cibo e salute.

A questo punto come convincerli a rinunciare alla carne per un piatto di locuste? Quanto la carne piaccia ai terrestri lo dimostra il dato che gli acquisti al dettaglio durante la pandemia in Italia, un Paese agli ultimi posti in Europa per consumo pro-capite di carne, sono aumentati del 15% per la carne suina, l’11% in più per il pollame ed il 6,4% in più per la carne bovina.