Rassegna Stampa

30 settembre 2022

Maltrattamenti e uccisioni di animali, l’anatomopatologa: «Così investighiamo sulle scene dei crimini»

Fonte: kodami.it

Le tecniche della patologia forense veterinaria hanno un ruolo importante nelle indagini su maltrattamenti di animali, episodi di bracconaggio o uccisioni intenzionali. Ce ne parla l’anatomopatologa Cristina Marchetti.

Chiunque si occupi di indagare su maltrattamenti di animali, episodi di bracconaggio o uccisioni intenzionali ben conosce l’importante supporto delle tecniche della patologia forense veterinaria, sia nel corso delle indagini, per fornire indicazioni utili agli investigatori, che in fase processuale per disporre di una solida base nella costruzione del castello probatorio in grado di dimostrare la responsabilità degli autori materiali dei reati.

Tecniche scientifiche che integrate alle attività di polizia giudiziaria rappresentano oramai uno strumento conosciuto agli operatori del settore, ma ancora poco noto al grande pubblico. Per questa ragione è importante far conoscere queste attività, spesso sommerse e poco apparenti nella lettura delle cronache sulla stampa, che trovano riscontro anche nella pubblicazione di importanti lavori scientifici, come quello recentemente pubblicato dalla dottoressa Cristina Marchetti, assegnista di ricerca sulle Tecniche autoptiche e la Patologia forense veterinaria, presso l’Università degli Studi di Parma, che insieme ad altri colleghi ha redatto lo studio “Uso del metodo di classificazione internazionale delle malattie (ICD)-11 applicato alla patologia forense veterinaria per codificare la causa e la modalità di morte nella fauna selvatica”.