Rassegna Stampa

21 marzo 2022

L’aumento dei prezzi di grano e fertilizzanti rischia di causare una crisi alimentare globale

Fonte: ilpost.it

È una delle conseguenze della guerra in Ucraina, e potrebbe interessare milioni di poveri che già patiscono la fame

L’invasione militare russa dell’Ucraina ha ridotto sensibilmente la disponibilità di grano e orzo, due dei cereali più importanti per l’alimentazione e l’allevamento, con un forte aumento dei prezzi e rischi sempre più concreti di una crisi alimentare globale per i più poveri. L’Ucraina è uno dei più grandi produttori ed esportatori di grano, mentre la Russia produce una quota rilevante di fertilizzanti, che in questa fase non può esportare per le dure sanzioni economiche imposte dall’Occidente.

La minore disponibilità di cereali e fertilizzanti si è riflessa sui mercati globali piuttosto velocemente. A distanza di un mese circa dall’avvio dell’invasione, il prezzo dell’orzo è aumentato del 33 per cento, quello del grano del 21 per cento e quello di numerosi tipi di fertilizzanti del 40 per cento. La riduzione della produzione, causata dalla guerra, combinata alla minore disponibilità di fertilizzanti, per via delle sanzioni, potrebbero avere un forte impatto a livello globale, peggiorando soprattutto le condizioni di vita dei più poveri e che già prima del conflitto pativano la fame.

Negli ultimi cinque anni Ucraina e Russia da sole hanno gestito il 30 per cento delle esportazioni mondiali di grano, il 32 per cento di quelle di orzo e il 75 per cento delle esportazioni di semi di girasole. L’olio derivato da questi ultimi è in molti paesi la base per buona parte degli alimenti prodotti industrialmente o in ambito domestico.

Mentre la Russia non può provvedere alle esportazioni a causa delle sanzioni economiche, l’Ucraina non riesce a portare all’estero buona parte dei propri prodotti a causa dei blocchi da parte russa dei suoi principali porti nel Mar Nero. La guerra ha inoltre reso più difficile il trasporto delle materie prime alimentari tramite le ferrovie, rendendo complicate anche le esportazioni via terra verso i paesi che a ovest confinano con l’Ucraina.

Le preoccupazioni non sono solamente legate alla possibilità di esportare, ma anche a quella di effettuare i raccolti.