Rassegna Stampa

25 giugno 2020

«La realtà dei piccoli macelli ticinesi presenta pochi rischi»

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«Il problema dei macelli coinvolti dai recenti fatti di cronaca sanitaria è che sono strutture enormi, nelle quali vengono impiegati migliaia di collaboratori. Sono dimensioni impensabili per la nostra realtà, sia quella svizzera che, ancor più, quella ticinese – spiega Luca Bacciarini, veterinario cantonale -. Nel nostro macello più grande, quello di Cresciano, si arriva a lavorare in due o tre che si occupano della macellazione, più il veterinario che fa il controllo. Non si possono insomma fare paragoni». Una delle principali differenze tra le strutture svizzere e quelle più importanti estere, riguarda l’origine dei lavoratori, le loro condizioni di lavoro. «Altrove si punta su manodopera straniera, che lavora a stagione, a mesi, persone costrette a vivere in situazioni estreme, in camerate con più letti. E in quelle condizioni – dove è impossibile mantenere le distanze – il rischio di infezione va oltre l’orario di lavoro. Nei nostri macelli – oltre a quello di Cresciano, ce ne sono altri nove, uno dei quali macella solo animali propri -, oltre a esserci poco personale, parliamo di personale residente».

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