Rassegna Stampa

04 marzo 2020

La proroga alla sperimentazione animale che non risolve nulla e mette in difficolta’ la ricerca.

Fonte: La Stampa

Partiamo dall’inizio. La normativa italiana, il decreto legislativo 26 del 2014, che ha recepito la direttiva europea (la 63 del 2010) su sperimentazione e benessere animale, è difforme dalle leggi degli altri Stati europei ed inutilmente più restrittiva. Per questo motivo l’Italia è in procedura di infrazione da parte della Commissione Europea e potrebbe anche essere deferita alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Tra le restrizioni che esistono solo in Italia c’è l’impossibilità di sperimentare anche su sostanze d’abuso e di effettuare xenotrapianti d’organo. Le prime comprendono l’alcol, tutti i tipi di droghe, comprese quelle sintetiche che fanno strage nelle discoteche e, lo ricordiamo, anche i farmaci che superano la barriera encefalica, tra cui quelli oncologici. I secondi riguardano ad esempio le valvole cardiache biologiche, che sono di origine animale. Stante la carenza di cuori umani per i trapianti le valvole cardiache vengono dal maiale e consentono funzioni vitali.
Per evitare le condanne e per non mettere i ricercatori italiani in condizioni di disparità nei confronti dei loro colleghi europei l’Italia ha – dal 2014 ad oggi – rimediato ad una legge sbagliata mettendoci la classica “toppa”, ovvero praticando una moratoria, cioè dando il via a proroghe triennali della possibilità di sperimentare anche su queste sostanze.

E arriviamo ai giorni nostri, con l’approvazione del decreto “Milleproroghe” e la conseguente proroga alla sperimentazione animale da parte del Parlamento italiano, che comprende al suo interno anche la proroga – si badi bene – di un solo anno della possibilità di sperimentare sugli animali, proprio con una moratoria ai divieti presenti solo nella legge italiana che regolamenta la protezione degli animali utilizzati in ricerca.