Rassegna Stampa

11 aprile 2019

In Cina è emergenza febbre suina: già morti 50 (o 100?) milioni di maiali. Si rischia una crisi alimentare globale

Fonte: it.businessinsider.com

Si è fatta molta ironia sull’export di arance siciliane che il ministro Di Maio avrebbe rivendicato con orgoglio come vittoria in seno al memorandum con la Cina siglato a fine marzo, tanto da spingere Maurizio Crozza a farne uno sketch con tanto di sottolineatura su come il Dragone – in realtà – sia il secondo produttore mondiale di quell’agrume.

Come dire, un contentino in nome della promozione del made in Italy sbandierata come vera ragione dell’accordo, a fronte però dell’umiliiante realtà rappresentata dalla fornitura di Airbus per 30 miliardi ottenuta solo 24 ore dopo da Emmanuel Macron.

E, teme qualcuno, di chissà quali concessioni a Xi Jinping sulle nostre infrastrutture.

Ma c’è dell’altro e di maggior importanza per Pechino, dietro quella scelta. Nell’ambito del quadro di sicurezza alimentare già da tempo al centro della collaborazione tra le autorità dei due Paesi è stato infatti firmato il protocollo che consentirà l’accesso al mercato cinese di carne suina congelata dall’Italia. Già, perché la Cina ha un grosso problema con i suoi maiali, a loro volta piatto forte dell’alimentazione di circa un miliardo di persone.

E se non si troverà risposta in fretta, quel problema potrà tramutarsi nella prima, seria crisi alimentare a livello globale. Un qualcosa che in tempo di migrazioni di massa e fenomeni climatici sempre più estremi in alcune parti del mondo, nessuno può augurarsi.

Nel silenzio più totale, infatti, dall’agosto 2018 quando si registrarono i primi casi, la Cina ha vissuto l’esplosione di ben 116 focolai di febbre suina di origine africana, malattia non pericolosa per l’uomo ma spesso e volentieri letale per i maiali. E l’allarme non è rimasto circoscritto alla Cina ma negli ultimi mesi ha visto l’epidemia toccare le nazioni asiatiche vicine, come Cambogia e Vietnam, a loro volta altri grandi consumatori di carne di maiale. E che la questione sia decisamente seria, lo conferma il fatto che in Cina esista un misuratore dell’inflazione reale che fa riferimento proprio alle variazioni del costo dei prodotti suini, ridenominato a tal fine porkflation.