Rassegna Stampa

22 giugno 2022

Impariamo a rapportarci con animali e natura per prevenire le pandemie

Fonte: lastampa.it

egli ecosistemi è tutto interconnesso. Un battito di farfalla in Malawi può provocare uno tsunami in Thailandia e una valanga in Piemonte. Metaforicamente, ma forse nemmeno troppo. Quello che è certo è che l’essere umano è un animale, e come tale occupa un posto negli ecosistemi. Il problema principale di Homo sapiens è che al contrario di tutte le altre specie di animali, invece di adattare le sue necessità all’ambiente, adatta l’ambiente alle sue necessità e questo comporta inevitabilmente effetti disastrosi sugli altri animali e sugli equilibri ecosistemici.

Basti pensare alle pandemie e all’effetto a cascata che ci hanno insegnato. Un uomo mangia un pipistrello affetto da Covid-19 in un paesino sperduto della Cina e in pochi mesi in tutto il mondo siamo infettati, obbligati a indossare mascherine, abbiamo terapie intensive piene e scuole chiuse, senza considerare i morti e le sofferenze che questo ha comportato. E se analizziamo questo effetto su grande scala non è difficile comprendere che le pandemie non sono altro che la conseguenza di un modo sbagliato di occupare il nostro posto all’interno degli ecosistemi. Le pandemie presenti e future non sono altro che l’effetto dei nostri comportamenti sbagliati nei confronti di animali e natura, così come i cambiamenti climatici e le crisi ambientali che stiamo vivendo.

Secondo gli esperti, entro il 2060, i cambiamenti climatici potrebbero essere letali quanto il Covid-19 e nel 2100 lo potrebbero essere cinque volte di più. Nei prossimi decenni, inoltre, il danno economico causato dal cambiamento climatico sarà probabilmente tanto grave quanto quello subito dal Covid-19 ed entro la fine del secolo, sarà molto peggio se il mondo intero non ridurrà le emissioni. Secondo uno studio pubblicato su Nature, nei prossimi 50 anni il cambiamento climatico potrebbe determinare più di 15.000 nuovi casi di mammiferi che trasmetteranno virus ad altri mammiferi questo poiché il riscaldamento globale sposterà gli habitat della fauna selvatica e aumenterà gli incontri tra specie in grado di scambiare agenti patogeni che faranno il famoso salto di specie (spillover).