Rassegna Stampa

17 novembre 2021

Granchio blu, gastronomia di una specie aliena?

Fonte: Accademia dei Georgofili

Il mar Mediterraneo, un tempo mare “chiuso” dove si erano costituiti equilibri biologici, è ora uno dei mari del mondo più invaso da specie aliene, per il numero e per la velocità d’invasione. Queste specie non indigene, quando riescono ad insediarsi e a diffondersi, diventano invasive provocando danni alla biodiversità, al funzionamento degli ecosistemi, alle attività socio-economiche e alla salute umana nelle regioni invase. Secondo un provvisorio censimento queste specie aliene presenti nel Mediterraneo sarebbero circa duecentoquaranta, il sessantotto per cento delle quali divenute stabile sulle nostre coste, con la perdita della precedente biodiversità e l’istituzione di nuove biodiversità dalle ancora imprevedibili conseguenze. L’arrivo nei nostri mari di nuove specie marine s’impatta con i cambiamenti climatici, due fenomeni indipendenti tra loro, ma che possono avere una connessione. Inoltre molte delle specie invasive favoriscono l’insorgenza e la diffusione di malattie infettive e costituiscono, così, una minaccia per l’uomo, la flora e la fauna selvatiche. Diverse le vie attraverso le quali arrivano le specie aliene: introduzione volontaria, involontaria o migrazioni. Nell’introduzione volontaria sono comprese l’acquacoltura, l’acquariofilia e l’importazione di esche vive, nell’introduzione involontaria il traffico marittimo gli organismi associati all’acquacoltura, le migrazioni attraversando canali artificiali, quali il canale di Suez divenuto parte di rotte internazionali con sempre più grandi navi. Il traffico marittimo è ora tra le cause principali di introduzione e successiva diffusione di specie aliene nei mari italiani e avviene tramite le acque di zavorra delle navi. Gli organismi così trasportati, se riescono a sopravvivere, possono riprodursi e diffondersi nel nuovo ambiente. Tra le specie aliene ora venuta alla ribalta vi è anche il granchio blu.