Rassegna Stampa

11 maggio 2021

Gestire le emergenze: così si muove in Italia la sanità veterinaria

Fonte: aboutpharma.com

Per le epidemie il nostro Paese si è dotato di un piano ad hoc, integrato da manuali operativi per singole malattie, ad esempio l’Afta epizootica o la Peste suina africana. Poi ci sono gli altri fronti: dalle catastrofi alla sicurezza alimentare, fino alla lotta contro i superbatteri.

L’attività di Sanità pubblica veterinaria (Spv) nasce intorno agli anni ’50-60, con la costituzione di una unità specifica nell’ambito della Divisione di malattie trasmissibili dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), inizialmente separate da quelle di sanità pubblica umana. I compiti della Spv si sono evoluti nel tempo, in parallelo all’evoluzione del concetto di salute umana, intesa non soltanto come assenza di malattia ma, come recentemente definita dall’Oms “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale dell’uomo”.

In quest’ottica la salute pubblica non può essere sconnessa dalla salute degli animali, degli alimenti e dell’ambiente circostante, che incidono direttamente o indirettamente sulla salute umana. Il campo di attività della Spv ricomprendere quindi la maggior parte delle problematiche uomo-animale-ambiente. Per questo Servizi veterinari pubblici (Svp) sono inseriti alle dipendenze del ministero della Salute, e inquadrati nel Servizio sanitario nazionale (Ssn) all’interno dei Dipartimenti di prevenzione (Legge 833/78), insieme ai Servizi di igiene umana, con i quali collaborano costantemente in maniera attiva, in ottica One Health. Questo tipo di organizzazione si è dimostrata di gran lunga la migliore per affrontare tutte le emergenze del settore, ed è vista come un modello da molti paesi.