Rassegna Stampa

04 gennaio 2020

Cibi ultra-processati e salute cardiovascolare: dagli Stati Uniti l’invito ad aprire gli occhi

Fonte: slowfood.it

Sono tra i principali fattori di rischio accertati per la salute umana, e per la popolazione italiana, insieme al consumo di alcol e all’inattività fisica, rappresentano una minaccia nettamente superiore al valore attribuibile al fumo.

Stiamo parlando delle errate abitudini alimentari, determinate da dinamiche inevitabili come la globalizzazione e l’urbanizzazione ma anche da fattori sui quali si può intervenire, ad esempio attraverso il recupero della cultura e delle tradizioni alimentari e l’educazione a scelte più consapevoli prediligendo cibi e piatti ad alto valore nutritivo a scapito dei prodotti industriali. Un messaggio il linea con la filosofia Slow Food che lavora per promuovere modelli di produzione, trasformazione e consumo il più possibile sostenibili e sani sia per la salute individuale sia per il pianeta, anche grazie un linguaggio diretto e a informazioni puntuali, come nella nuova sezione Cibo e salute.

Ed è proprio su questi principi che si concentra un nuovo studio dell’U.S. Centers for disease control and prevention (Cdc) presentato in occasione dell’ultimo incontro dell’American heart association, lo scorso novembre. Secondo gli esperti statunitensi, che hanno analizzato la dieta e lo stato di salute cardiovascolare di oltre 13 mila adulti tra il 2011 e il 2016, aumentando del 5% l’apporto di calorie provenienti da cibi industriali diminuisce in egual misura la funzionalità di cuore e sistema circolatorio.