Rassegna Stampa

05 dicembre 2018

Comunicazione

Bufale, fake news e insicurezza alimentare. Ecco perché le autorità non sanno gestire finte allerta, allarmismi e scandali sul cibo

Fonte: ilfattoalimentare.it

Il 70-80% delle bufale su prodotti alimentari contaminati o pericolosi segue uno schema tanto semplice quanto efficace. La finta notizia per risultare incisiva deve riguardare un prodotto diffuso, come pane, pasta, latte o formaggio, contaminato da un composto cancerogeno o da un batterio patogeno ben conosciuto, come la Salmonella. Se si abbinano questi elementi a una storia verosimile, ci sono buone possibilità di ottenere un’elevata visibilità. Lo si è visto pochi mesi fa con la notizia, che ha letteralmente invaso tutti i giornali, diffusa da GranoSalus sulle micotossine nella pasta Barilla, Divella, Granoro e De Cecco, nomi finiti in prima pagina pur avendo valori ampiamente al di sotto dei limiti di legge.

Quando invece la notizia riguarda un problema di salute pubblica, come nel caso delle uova al fipronil, gli allarmismi ingiustificati scattano quando le istituzioni non inquadrano subito la situazione e non fanno un’accurata valutazione del rischio. Purtroppo nella maggior parte dei casi le istituzioni e le aziende interessate, pur avendo titolo e elementi per smascherare eccessivi allarmismi, subiscono gli eventi mediatici senza svolgere un ruolo attivo. In assenza di comunicati stampa e di informazioni che smentiscono o ridimensionano le false informazioni, c’è il serio rischio per molte aziende di finire in un girone da cui è difficile uscire anche, se il pericolo per la salute è inesistente.

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