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03 agosto 2026

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Decreto attuativo per le borse di studio degli specializzandi: poco, tardi e male!

Categoria: Formazione specialistica

Decreto attuativo per le borse di studio degli specializzandi: poco, tardi e male!

31 luglio, il Governo conclude col decreto attuativo un iter, iniziato a gennaio 2025, decisamente laborioso di ripartizione delle misere “borse di studio” per gli specializzandi veterinari, farmacisti, biologi, psicologi, odontoiatri, fisici, chimici, etc.

Il decreto, anche grazie all’incalzante azione degli specializzandi sostenuti dal nostro sindacato e dalla Fnovi, consente agli Atenei di immatricolare candidati idonei senza borsa di studio affinché le università possano svolgere regolarmente i loro programmi annuali di specializzazione senza limitazioni.

Inizialmente, quando la legge di bilancio aveva stanziato risorse per la formazione post laurea dei sanitari non medici chirurghi, per i quali invece vige da anni un ben più concreto regime retributivo, aveva fatto plaudire gli aspiranti specialisti ma l’inerzia nel decretare il riparto delle risorse aveva scatenato non poche reazioni insieme alla delusione correlata al livello di reddito da indigenti (7750 euro anno massimi) necessario per percepire le borse e oltre il quale si resta esclusi dal contributo di circa 4000 euro lordi l’anno.

Il ritardo della ripartizione delle borse aveva addirittura bloccato l’avvio di uno o due anni accademici specialistici in quasi tutti gli atenei determinando un danno pesante al diritto allo studio e alla possibilità di entrare nel mondo del lavoro a migliaia di giovani laureati. Tanto che molti laureati per poter iniziare la specializzazione avevano chiesto di essere esclusi dalle borse pur di essere immatricolati per non perdere anni preziosi.

Ora, conclusa la fase gestazionale, inizia la fase delicata della ripartizione e assegnazione delle borse che, essendo denaro pubblico, dovrebbero essere concentrate su scuole e discipline di prevalente utilità per il SSN.

Siamo curiosi di sapere quali criteri saranno adottati da Accademia, Regioni, Asl e Izs per dare effettività all’integrazione dei saperi e del saper fare in campo.

Se il governo vuole realmente reclutare nuovi professionisti motivati, competenti e immediatamente abili ai ruoli del SSN questo passaggio sarà decisivo e ancora più importante sarà l’incremento delle borse che da “argent de poche” devono essere trasformate in un trattamento economico molto maggiore, secondo le regole e l’entità dei contratti di formazione lavoro.

Quella che doveva essere una svolta è un modesto e zoppicante avvio di un processo di cui il Governo certo non potrà fare vanto visto che alla medicina veterinaria sono riservate solo 172 borse di studio/anno come se fossero sufficienti al ben più intenso turn over del SSN che perderà 2000 veterinari nei prossimi 5 anni.

E’ ancora urgente il confronto tra le componenti della nostra professione per coordinare le posizioni prima di un confronto con il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Ministero della Salute, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, le Regioni, per superare le complicazioni e gli errori di impostazione e per definire un modello rispondente ai fabbisogni più adeguato economicamente.

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